Verona, 19-03-14
Le 'acque bianche', o acque mosse, sono caratteristiche dei torrenti e fiumi di grande portata, 15-20 metri cubi al secondo e anche più, e vengono chiamate così per distinguerle dalle acque limpide dei corsi meno impetuosi. In genere si riscontrano nei fiumi, ma con aumento delle portate idriche, a seguito, ad esempio, di numerose giornate di pioggia intensa, possono caratterizzare anche le forre delle montagne venete. Così, per la morfologia tipica del canyon, bastano pochi metri cubi in più di acqua per creare movimenti pericolosi come rulli e buchi, trasformati spesso in trappole mortali per i torrentisti, nonché grossi rischi per i soccorritori impegnati nel recupero, che devono quindi essere in grado di individuarli, affrontarli o meglio ancora evitarli. Per imparare le migliori tecniche di spostamento e nuoto in queste particolari condizioni, lo scorso fine settimana, la Scuola regionale forre ha organizzato un corso di 'acque bianche', cui hanno preso parte 18 tecnici forristi provenienti da Verona, Vicenza, Padova, Belluno e Treviso ed appartenenti alle tre Delegazioni del Soccorso alpino e speleologico del Veneto: II Delegazione Dolomiti Bellunesi, VI Delegazione speleologica Veneto-Trentino Alto Adige, XI Delegazione Prealpi Venete. La due giorni di apprendimento si è tenuta nel Centro rafting Marmore in Val Nerina, nel comune di Terni, lungo il fiume Nera a valle delle Cascate delle Marmore. Il corso è durato due intensi giorni, con lezioni teoriche e pratiche tenute dall'istruttore Umberto Galli. Tutti i partecipanti si sono cimentati nell'attraversamento a nuoto del fiume a pieno regime e nell'affrontare buchi, rapide, treni d'onda e spostamenti nelle insidiose acque ribollenti. A breve il corso sarà ufficialmente inserito nel piano formativo dei tecnici forristi del Veneto.
Le 'acque bianche', o acque mosse, sono caratteristiche dei torrenti e fiumi di grande portata, 15-20 metri cubi al secondo e anche più, e vengono chiamate così per distinguerle dalle acque limpide dei corsi meno impetuosi. In genere si riscontrano nei fiumi, ma con aumento delle portate idriche, a seguito, ad esempio, di numerose giornate di pioggia intensa, possono caratterizzare anche le forre delle montagne venete. Così, per la morfologia tipica del canyon, bastano pochi metri cubi in più di acqua per creare movimenti pericolosi come rulli e buchi, trasformati spesso in trappole mortali per i torrentisti, nonché grossi rischi per i soccorritori impegnati nel recupero, che devono quindi essere in grado di individuarli, affrontarli o meglio ancora evitarli. Per imparare le migliori tecniche di spostamento e nuoto in queste particolari condizioni, lo scorso fine settimana, la Scuola regionale forre ha organizzato un corso di 'acque bianche', cui hanno preso parte 18 tecnici forristi provenienti da Verona, Vicenza, Padova, Belluno e Treviso ed appartenenti alle tre Delegazioni del Soccorso alpino e speleologico del Veneto: II Delegazione Dolomiti Bellunesi, VI Delegazione speleologica Veneto-Trentino Alto Adige, XI Delegazione Prealpi Venete. La due giorni di apprendimento si è tenuta nel Centro rafting Marmore in Val Nerina, nel comune di Terni, lungo il fiume Nera a valle delle Cascate delle Marmore. Il corso è durato due intensi giorni, con lezioni teoriche e pratiche tenute dall'istruttore Umberto Galli. Tutti i partecipanti si sono cimentati nell'attraversamento a nuoto del fiume a pieno regime e nell'affrontare buchi, rapide, treni d'onda e spostamenti nelle insidiose acque ribollenti. A breve il corso sarà ufficialmente inserito nel piano formativo dei tecnici forristi del Veneto.