Cortina d'Ampezzo (BL), 13-10-05
Un tavolo di lavoro internazionale in cui portare le proprie problematiche legate agli interventi in montagna e in ambiente ostile, per trovare soluzioni, imparando dalle esperienze degli altri paesi. La Cisa-Ikar da 57 anni mette a confronto realtà molto diverse, che operano però per un fine comune: "I grandi alpinisti dei paesi delle Alpi hanno sempre lavorato assieme per risolvere eventuali problemi legati al soccorso. Forse uno dei primi interventi che ha visto operare squadre miste è stato sull'Eiger - ricorda il presidente Cisa-Ikar Toni Grabb - negli ultimi 10 anni hanno acquistato peso i materiali e le tecniche impiegate. Negli incontri non è importante quale organizzazione sia la più valida, ma le difficoltà che ognuna incontra. Arriviamo al tavolo Cisa-Ikar per presentare gli ostacoli e cercare di proporre le migliori soluzioni". Nel mondo accadono circa 8 mila incidenti all'anno. I 50 più rappresentativi, per le tipologie di intervento ed eventuali difficoltà collegate, vengono discussi dalle 4 commissioni. "Oggi si manifestano nuovi ambiti operativi, anche per le discipline sportive sempre più praticate in quota - continua Grabb - recentemente le aziende del settore hanno presentato corde sottilissime, comode da portare, ma che in alcuni casi non si sono rivelate ottimali. Noi dobbiamo sapere tutto questo e agire per la prevenzione. Le esperienze degli altri devono servire perchè non diventino future esperienze negative per gli altri". Gli articoli dello statuto Cisa-Ikar mettono al primo posto l'esperienza, poi nuove tecniche e materiali e la sicurezza dei soccorritori: "La Cisa-Ikar aiuta le organizzazioni del mondo qualora si trovino in difficoltà e ha un costante rapporto di collaborazione con le ditte che fabbricano le apparecchiature utilizzate negli interventi di soccorso. I tecnici devono sempre essere al massimo, anche dal punto di vista delle conoscenze operative, altrimenti possono nascere gli errori. E' quindi indispensabile l'aggiornamento continuo. Quest'anno la ricerca dei dispersi ha una parte speciale al tavolo di lavoro. Tutte le organizzazioni del mondo devono dedicare il maggior tempo possibile alle ricerche: comportano azioni difficili che coinvolgono decine di persone. Penso anche alla ricerca in valanga, alle condizioni estreme, vento, buio, neve. Gli uomini che agiscono devono riuscire a vedere oltre. Una sorta di super-visione. E' in questi ambiti che si verificano i più grandi errori". Le differenze tra i paesi sono incredibili: "In Italia, Francia, Svizzera, Austria, dall'allarme, al massimo in mezz'ora le squadre sono sul luogo dell'infortunio. In altri paesi può occorrere anche più di un giorno. E' sicuramente anche una questione di possibilità economiche, che permettono infrastrutture e attrezzatura. Però, quando non si sa lavorare tutto questo fa poco. Un esempio viene dalla Croazia, dove hanno effettuato il primo intervento speleologico con poco e vecchio materiale, ma hanno lavorato perfettamente. L'Italia è sicuramente uno dei paesi in testa ai soccorsi come organizzazione. Può insegnare agli altri come esperienza, però è giusto che guardi anche agli altri. Sono sempre gli uomini a fare quelche cosa, in tutti i paesi. Anche i meno ricchi hanno diritto di fare bene". A nazioni con una storia di soccorso già consolidata, altre realtà sono pronte ad affiancarsi nella Cisa-Ikar. "Nuova Zelanda, Cina, Serbia, Grecia sono in una buona direzione - conclude Toni Grabb - bisogna venire a parlare senza remore riguardo agli errori fatti. Parlare di questo, non di quanto siamo bravi. Imparando da uno sbaglio, all'80 per cento non si ripeterà più. Si porta qualcosa alla Cisa-Ikar e si porta qualcosa dalla Ciosa-Ikar".
