Auronzo di Cadore (BL), 05-03-13
Si è svolta ieri sera nella chiesa Regina Pacis di Reane, dove fu parroco, una sentita cerimonia per ricordare, a 40 anni dalla morte, don Sebastiano Costa, capostazione del Soccorso alpino di Auronzo, che perse la vita per i traumi subiti durante un intervento in aiuto di alcuni ragazzi nel 1973. Alla messa, tenuta dal parroco e dal cappellano, hanno preso parte i soccorritori della Val Biois, terra natale di don Sebastiano, e quelli di Auronzo, i famigliari e l'accademico Bepi Pellegrinon, che ne ha poi tracciato un sentito ritratto. Toccante, nell'omelia, il paragone tra i valori che hanno animato il religioso e quelli che animano i soccorritori: generosità, altruismo e solidarietà.
Al termine della funzione, in rappresentanza delle due comunità unite idealmente dal sacerdote, le Stazioni di Auronzo e della Val Biois, si sono scambiate alcuni doni, tra i quali un quadro di Franco Murer dedicato al Soccorso alpino.
“Nato a Falcade il 23 agosto 1927, fu il primo parroco della parrocchia 'Regina Pacis' in Reane di Auronzo di Cadore. Fu anche vicepresidente della sezione Cadorina del Cai di Auronzo, nonché Capostazione del Soccorso alpino di Auronzo. Una delle sue doti, per la quale è tuttora ricordato, era la generosità. Il 2 marzo 1973 mentre era a Belluno, seppe che una persona aveva urgente bisogno di sangue, fece esaminare il suo e, constatato che era compatibile, fece la sua prima donazione. Due giorni più tardi, il 4 marzo 1973, un gruppo di ragazzi di Forlì, di età compresa tra i 15 e 16 anni, decise di fare una gita in montagna sopra la loro colonia ad Auronzo, sul Col Giralba. Al rientro, per un percorso diverso da quello di salita, rimasero bloccati dall’oscurità sopra un salto di roccia. Cominciarono a gridare aiuto e, nel frattempo, i loro responsabili preoccupati del mancato rientro, allertarono i carabinieri e il Soccorso alpino. La squadra di don Sebastiano cominciò le ricerche risalendo il Col Giralba e, guidati dalle grida, individuò il gruppo dei ragazzi. Una volta raggiunti, iniziò le manovre per il loro recupero. Fu durante queste operazioni che don Sebastiano donò la propria vita su un salto di roccia di 15 metri che non gli diede scampo. I ragazzi furono recuperati incolumi, ma lui spirò durante il trasporto all’ospedale di Auronzo in seguito ai numerosi traumi riportati nella caduta. Don Sebastiano scriveva anche poesie; concludo con alcuni versi di una delle ultime che ha scritto, quasi un presagio di quanto, di lì a poco, gli sarebbe accaduto: Da sempre il mio sguardo/ si volge ai monti. E’ un forte richiamo/ mi invita lassù”. Così lo ha ricordato il Capo della Stazione del Soccorso alpino di Auronzo Giuseppe Zandegiacomo Sampogna.
Si è svolta ieri sera nella chiesa Regina Pacis di Reane, dove fu parroco, una sentita cerimonia per ricordare, a 40 anni dalla morte, don Sebastiano Costa, capostazione del Soccorso alpino di Auronzo, che perse la vita per i traumi subiti durante un intervento in aiuto di alcuni ragazzi nel 1973. Alla messa, tenuta dal parroco e dal cappellano, hanno preso parte i soccorritori della Val Biois, terra natale di don Sebastiano, e quelli di Auronzo, i famigliari e l'accademico Bepi Pellegrinon, che ne ha poi tracciato un sentito ritratto. Toccante, nell'omelia, il paragone tra i valori che hanno animato il religioso e quelli che animano i soccorritori: generosità, altruismo e solidarietà.
Al termine della funzione, in rappresentanza delle due comunità unite idealmente dal sacerdote, le Stazioni di Auronzo e della Val Biois, si sono scambiate alcuni doni, tra i quali un quadro di Franco Murer dedicato al Soccorso alpino.
“Nato a Falcade il 23 agosto 1927, fu il primo parroco della parrocchia 'Regina Pacis' in Reane di Auronzo di Cadore. Fu anche vicepresidente della sezione Cadorina del Cai di Auronzo, nonché Capostazione del Soccorso alpino di Auronzo. Una delle sue doti, per la quale è tuttora ricordato, era la generosità. Il 2 marzo 1973 mentre era a Belluno, seppe che una persona aveva urgente bisogno di sangue, fece esaminare il suo e, constatato che era compatibile, fece la sua prima donazione. Due giorni più tardi, il 4 marzo 1973, un gruppo di ragazzi di Forlì, di età compresa tra i 15 e 16 anni, decise di fare una gita in montagna sopra la loro colonia ad Auronzo, sul Col Giralba. Al rientro, per un percorso diverso da quello di salita, rimasero bloccati dall’oscurità sopra un salto di roccia. Cominciarono a gridare aiuto e, nel frattempo, i loro responsabili preoccupati del mancato rientro, allertarono i carabinieri e il Soccorso alpino. La squadra di don Sebastiano cominciò le ricerche risalendo il Col Giralba e, guidati dalle grida, individuò il gruppo dei ragazzi. Una volta raggiunti, iniziò le manovre per il loro recupero. Fu durante queste operazioni che don Sebastiano donò la propria vita su un salto di roccia di 15 metri che non gli diede scampo. I ragazzi furono recuperati incolumi, ma lui spirò durante il trasporto all’ospedale di Auronzo in seguito ai numerosi traumi riportati nella caduta. Don Sebastiano scriveva anche poesie; concludo con alcuni versi di una delle ultime che ha scritto, quasi un presagio di quanto, di lì a poco, gli sarebbe accaduto: Da sempre il mio sguardo/ si volge ai monti. E’ un forte richiamo/ mi invita lassù”. Così lo ha ricordato il Capo della Stazione del Soccorso alpino di Auronzo Giuseppe Zandegiacomo Sampogna.

