2016

Sappada (BL), 09 - 09 - 16
Dopo il suo incidente in montagna, Gianni è tornato ogni anno a Sappada per passare qualche ora con gli uomini che allora lo trassero in salvo ritrovandolo gravemente ferito in un canale roccioso, ormai prossimo il buio. Era il 4 settembre del 2006 e ieri sera, nel decennnale, Gianni Deserti - 73 anni, originario di Ferrara, bellunese d’adozione, residente a Ravenna – ha ricordato quelle ore, circondato dal Soccorso alpino di Sappada. Dagli stessi soccorritori che ostinatamente lo cercarono quel giorno e dai giovani che sono entrati a rafforzare la Stazione in seguito. Gli occhi col sorriso di chi ha vissuto un’esperienza che lo ha cambiato, camminatore instancabile, Gianni ha iniziato così: “Ero partito la mattina alle 9 da Sappada, avevo pensato a un certo percorso: raggiungere il Rifugio De Gasperi (dal sentiero 316 Corbellini, ora chiuso perché franato) e rientro da un itinerario diverso, dalla Forca dell’Alpino, passando dal Bivacco Damiana, nel Gruppo del Clap. La giornata era stupenda, sole caldo, atmosfera tersa. Sono arrivato sudato al Rifugio De Gasperi, mi sono tolto i vestiti per metterli ad asciugare, avevo il costume, e ho mangiato qualcosa sul prato: ‘pan e gaban’, come dice un vecchio amico carnico. Mi ricordo che è arrivato un pulmino con 7-8 ragazzi guidato da un signore. Erano tutti suoi figli. Quando ho finito, verso l’una e mezza, mi sono rivestito. Indossavo pantaloncini corti con grandi tasconi laterali. Di solito il cellulare lo tenevo a destra, quel giorno non mi sono accorto e l’ho infilato nella tasca opposta. Questo gesto mi ha salvato la vita: sono caduto sul lato destro, lo avrei di sicuro sbriciolato. Il gestore del Rifugio mi chiese il numero di telefono e mi diede il suo. Poi mi sono avviato. Ho superato un lungo ghiaione, i segnali sul sentiero non erano tanti. Mi sono distratto, comparivano dei bolli rossi distanziati. Arrivato alla forcella, la scritta era parzialmente cancellata, non sono riuscito a leggere e sono andato a sinistra”. 
Un bivio, una scelta errata, anziché procedere verso Forcella dell’Alpino, Gianni s’incamminò verso Forcella Clap Grande. “Una gola stretta. Nella peggiore delle ipotesi, pensai, torno indietro. Ho visto il bosco in fondo, due persone che scendevano con le corde, mi hanno incoraggiato a proseguire. Mi sono ritrovato sopra un salto tra due pareti di roccia, mi sembravano cementate, con appigli. Mi ha spinto la troppa sicurezza di me, l’arroganza del ‘ce la faccio’. Ho buttato giù il bastone, legato bene lo zaino e sono sceso. Non credo di avere fatto più di due metri. La sporgenza a cui mi tenevo si è staccata. Non volevo cadere di schiena. Ho puntato le ginocchia e mi sono lasciato scivolare, lo zaino mi ha protetto in parte. Sono arrivato al suolo di fianco. D’istinto ho tenuto su la testa. Solo che non c’erano sassi arrotondati sotto. Nella botta non ho provato dolore, però ho sentito il rumore delle ossa rotte. Non riuscivo più a respirare. Vuoi alzarti in piedi e non ce la fai”. Nell’incavo di pietre aguzze in cui era finito, Gianni si era rotto 4 costole, che gli avevano forato la pleura e un polmone, e si era fratturato la cresta iliaca destra. “Sulla diagnosi c’era scritto ‘esplosione della cresta iliaca’. Ho cercato di calmarmi, mi sono concentrato. Se ti spaventi, non riesci più a respirare. Ho iniziato a strisciare sui sassi. Se mi alzo, pensavo, e c’è qualcosa di rotto, spacco tutto. Mi sono tranquillizzato, ho riflettuto: dovevo chiamare. Ho messo la mano nella tasca e non ho trovato il telefono, mi si è gelato il sangue. Poi tastando i pantaloncini l’ho rinvenuto nell’altra tasca e ho iniziato a chiamare il 118”. 
Alla voce di Gianni si unisce quella di Gianpaolo, allora vicecapostazione, e di Christan, capostazione oggi, la squadra che riuscì a individuarlo: “La sua caduta probabilmente è avvenuta attorno alle 14.30. Lì non c’è alcuna copertura telefonica. Gianni è riuscito a prendere miracolosamente la linea quasi alle 17, ancora oggi non sappiamo come abbia fatto”.  Gianni continuava a comporre le tre cifre: “Alla fine si è attivata la comunicazione e dalla centrale operativa mi ha risposto Emma, le ho detto che ero partito dal De Gasperi e presumevo di essere sul sentiero. Poi la linea è caduta e non sono più riuscito a parlare”. Gianpaolo e i suoi uomini vennero attivati subito, l’elicottero del Suem di Pieve di Cadore imbarcò Gianmarco, uno dei soccorritori, per effettuare una prima ricognizione: “In quelle poche parole Gianni aveva detto che era partito dal De Gasperi, insisteva nel dire che era sul Passo dell’Alpino. Noi dovevamo pensare a ogni ipotesi, sia che potesse trovarsi sulla Forca dell’Alpino, che sul Passo del Mulo, dalla parte opposta. Con l’elicottero abbiamo sorvolato anche il punto in cui era caduto, e lo avremmo visto fosse stato ancora lì, ma era riuscito a trascinarsi 200 metri più in basso, in un tratto infossato”. 
Dopo la prima rotazione senza esito, l’eliambulanza ne compie una seconda con Gianpaolo a bordo, che poi sbarca in quota per avviare la ricerca a piedi lungo i valloni. Poco dopo l’A 109 K2 trasporta in quota anche Nino e Christian. Nino scende verso il Bivacco Damiana, Christian si unisce a Gianpaolo sulla Forca dell’Alpino. Il pomeriggio volge al termine, l’elicottero deve andare a fare carburante. Forse si riuscirà ancora a elitrasportare altri soccorritori, in ogni caso l’intera Stazione è già pronta a muoversi a piedi. Riprende Gianni: “Prima l’ho sentito, poi ho visto l’elicottero. Con la parte in forma ho messo la giacca a vento sul bastone per sventolarla. Oltretutto ero vestito di scuro: bisogna andare in montagna con abiti rossi o arancioni. Ho provato 2-3 volte, ma non c’era più. Con pantaloncini corti e tshirt è arrivato il freddo. Passava il tempo, il sole scendeva ed è cominciato lo sconforto. Mi cadevano le lacrime e pensavo: ho fatto una grande cavolata e la pago con la vita. Ho salutato mentalmente i miei cari. Il mio ciclo di vita finiva, ero consapevole che non avrei passato la notte: ogni volta che mettevo la mano sul bacino la ritraevo bagnata di sangue. Finché all’imbrunire sono riuscito a prendere la linea di nuovo. Ho saputo dopo che le onde radio si propagano meglio di sera. Mi ha risposto ancora Emma, è stata estremamente esperta e umana nell’incoraggiarmi. Contemporaneamente era in contatto con il pilota: ‘Insistete, ce l’ho in linea adesso, dai che lo trovate!’”. 
Sono quasi le 19 quando Gianni per la seconda volta parla con il 118. Lui non lo sa, ma Gianpaolo e Christian, dopo essere passati sul versante friulano, hanno salito la Forcella di Clap Grande, sono scesi dietro e stanno verificando il canale in cui si trova lui, il Cadin di Elbel: “Stava diventando buio, le squadre erano pronte a partire, noi percorrevamo a piedi i valloni, l’elicottero era a fare carburante. Continuavamo ad avere problemi con le radio, quando scendendo, gli siamo arrivati sopra. Abbiamo subito dato conferma che l’avevamo trovato: è qui! L’elicottero, che stava tornando per l’ultima ricognizione, ha stentato a vederci nel canale chiuso. Gianni è stato imbarellato rapidamente e verricellato. Marco dall’elicottero ci ha detto ‘torniamo a prendervi’. Noi gli abbiamo risposto ‘non ci pensate nemmeno, scendiamo a piedi’. Sul prato a valle, i ragazzi hanno creato una piazzola illuminandola con i fari del fuoristrada e delle frontali per agevolare l’atterraggio”. Caricato a bordo, Gianni è stato trasportato a Pieve di Cadore. Ricorda quei momenti: “Era il tramonto. Quando li ho visti arrivare tremavo talmente da perdere ogni forza. Non dimenticherò mai quando mi hanno coperto con il telo termico, era come se avessero acceso un fornello. Mi hanno ridato la vita. Più tardi Emma è passata a trovarmi in ospedale, ho riconosciuto immediatamente la sua voce. Ho passato 16 giorni a Pieve e 15 a Ravenna, alla clinica San Francesco. Finché ho vita attiva e capacità di guida, anche solo per una settimana continuerò a venire a Sappada. Verrò sempre per questi ragazzi qui”. 

 
Auronzo di Cadore (BL), 09 - 09 - 16
Attorno alle 10 l'elicottero del Suem di Pieve di Cadore è decollato in direzione della Grande delle Tre Cime di Lavaredo, per un incidente lungo la normale. Una escursionista tedesca, R.M.G., 44 anni, aveva infatti riportato la probabile lussazione di una spalla. Individuata dall'equipaggio, la donna è stata imbarcata con un verricello di 10 metri e trasportata all'ospedale di Cortina.
Val di Zoldo (BL), 08 - 09 - 16
Poco prima delle 13 il 118 è stato allertato per un'escursionista che si era infortunata alla testa poco sotto il Rifugio Coldai. La donna, M.V., 63 anni, di Dolo (VE), colta da lieve malore mentre era seduta lungo il sentiero 556, era caduta in avanti sbattendo. L'elicottero del Suem di Pieve di Cadore, giunto sul posto, ha sbarcato medico, infermiere e tecnico di elisoccorso. Dopo un primo controllo, l'infortunata è stata imbarcata e trasportata all'ospedale di Belluno con un possibile, leggero trauma cranico.
Lastebasse (VI), 08 - 09 - 16
Questa mattina alle 9 il 118 ha chiesto l'intervento del Soccorso alpino di Arsiero in supporto all'eliambulanza di Verona emergenza, diretta in Val Civetta, dove un uomo, L.G., 65 anni, di Pedemonte (VI), perso l'equilibrio, era ruzzolato per un centinaio di metri in un ripido canale. A dare l'allarme un amico che era con lui, poi accompagnato a valle dai soccorritori e affidato sotto shock all'ambulanza in via precauzionale. Individuato il luogo dell'incidente, avvenuto lungo un vecchio sentiero conosciuto dagli appassionati di caccia, l'elicottero ha sbarcato il tecnico di elisoccorso e il personale medico, che ha a lungo praticato le manovre di rianimazione, purtroppo invano. Constatato il decesso, la salma è stata ricomposta e imbarellata per procedere al suo spostamento. Durante le operazioni, un sasso caduto dall'alto ha colpito alla schiena uno dei soccorritori, L.T., 26 anni, di Caltrano (VI), infortunatosi lievemente e trasportato all'ospedale di Verona per gli accertamenti del caso. Sul posto carabinieri e vigili del fuoco. Ottenuto il nulla osta dalla magistratura per la rimozione, la barella è in fase di recupero da parte dell'elicottero che l'accompagnerà a Pedemonte per affidarla al carro funebre.
Auronzo di Cadore (BL), 08 - 09 - 16
È in gravi condizioni un giovane alpinista di Ortisei (BZ), volato questa mattina sul primo tiro dello Spigolo Dibona alla Grande delle Tre Cime di Lavaredo. Quando l'eliambulanza del Suem di Pieve di Cadore è arrivata sul posto, dove rocciatori di altre cordate tra i quali una dottoressa, erano già accanto al ragazzo. A.M., 21 anni, si trovava all'attacco della via, sulla piccola cengia a 4 metri dal ghiaione sottostante. Sbarcati tecnico di elisoccorso e medico, legatisi subito in parete, al giovane sono state prestate le prime cure urgenti a seguito del politrauma riportato. Imbarellato, è quindi stato recuperato con un verricello di 80 metri e trasportato all'ospedale di Belluno.
Auronzo di Cadore (BL), 07 - 09 - 16
Attorno alle 17.30 il 118 è stato allertato da due escursionisti in difficoltà sulla ferrata del Paterno. La coppia, M.C., 20 anni, lui, e C.M., 18 anni, lei, entrambi di Padova, era partita stamattina dalla Val Fiscalina per raggiungere la cima del Paterno e poi scendere al Rifugio Locatelli dove pernottare. Lungo il tratto attrezzato però, tra il Rifugio Pian di Cengia e il Paterno, la ragazza stanca e impaurita non è più stata in grado di proseguire. Dopo essere stati individuati nel sopralluogo dall'elicottero del Suem di Pieve di Cadore, tutti e due i giovani sono stati recuperati dal tecnico di elisoccorso con un verricello di 15 metri, per essere trasportati al Rifugio Lavaredo.
Sovramonte (BL), 07 - 09 - 16
Poco prima delle 13, il 118 ha allertato il Soccorso alpino di Feltre per recuperare un cane bloccato in un canale in località Betola, non distante dal borgo di Zorzoi. Assieme ai vigili del fuoco una squadra di soccorritori ha raggiunto la verticale del punto in cui provenivano i latrati di Dimitri, un cucciolone meticcio di 11 mesi, che si era all'improvviso allontanato dal padrone sul sentiero e si era lanciato nella scarpata senza più riuscire a risalire. Attrezzata la calata sopra alcuni salti di roccia, un soccorritore - conduttore di unità cinofila - è sceso per una quarantina di metri nel canale, senza però trovarlo. È quindi risalito ed è stato fatto un altro tentativo più spostato sulla destra. A questo punto, quando il soccorritore calandosi sulle corde lo ha raggiunto su un terrazzino, Dimitri è scappato, risalendo da solo il costone e arrivando dal gruppo che attendeva sopra assieme al suo proprietario, un trentanovenne di Sovramonte. L'intervento si è concluso felicemente tra le risate di tutti.
 
Belluno, 07 - 09 - 16
Questa mattina l'elicottero del Suem di Pieve di Cadore è intervenuto nel comune di Cortina d'Ampezzo, per un'escursionista ruzzolata in una scarpata mentre si trovava sul percorso che collega il Rifugio Scoiattoli al Cinque Torri. Dopo che il personale medico dell'equipaggio le ha prestato le prime cure, G.B., 53 anni, di Venezia, è stata recuperata con un verricello di 10 metri e trasportata all'ospedale di Belluno con un probabile politrauma. L'eliambulanza è stata poi dirottata dal 118 nel comune di Auronzo di Cadore, al Rifugio Fonda Savio, sui Cadini di Misurina, dove una turista statunitense, C.A.A., 73 anni, era scivolata e aveva sbattuto la testa. L'infortunata è stata medicata, caricata e bordo e accompagnata al San Martino con sospetti trauma cranico e a una caviglia.
Agordo (BL), 07 - 09 - 16
Ieri sera, attorno alle 21.15, un'escursionista ha raggiunto il Rifugio Carestiato, sotto la Moiazza. Era molto preoccupata perché dal pomeriggio non riusciva a contattare l'amica con la quale si era persa di vista durante il tragitto lungo l'Alta via numero 1. Il gestore, componente del Soccorso alpino di Agordo, ha cercato di farsi spiegare il percorso seguito dalle due donne, entrambe sui sessant'anni e statunitensi, per poi far partire la ricerca. Le due amiche erano partite la mattina dal Coldai dirette al Passo Duran. Superati il Rifugio Tissi e Vazzoler, si erano inoltrate sul sentiero 554, avevano raggiunto Forcella del Camp e lì erano state sorprese dal temporale. Una era rimasta un po' indietro e a causa della nebbia si erano separate: dalle 16 non c'erano più stati contatti. Lei, sbagliando itinerario era salita a Forcella di Sejere e, una volta arrivata a Malga Framont, era stata reindirizzata verso il Carestiato e il Passo Duran. Mentre il gestore del Carestiato si avviava sul sentiero 554 per percorrerlo a ritroso verso Forcella del Camp, una decina di soccorritori partiva da Agordo, per dividersi in squadre e risalire da Malga Framont i diversi itinerari: una verso Cima Montalt di Framont attraverso la Forcella di Sejere, una verso la zona di Stamere, una verso Forcella del Camp. Nel frattempo, il soccorritore che perlustrava il sentiero 554, superata Forcella del Camp, stava scendendo a Casera del Camp continuando a chiamare la donna - Susan - finché lei non è uscita dall'edificio dove si era riparata per la notte. Dopo il temporale, come la compagna aveva preso una traccia errata, era infatti salita a Cima della Lastìa di Framont. Tornata sui suoi passi era da poco arrivata alla Casera e aveva acceso un fuoco per scaldarsi. Affaticata dalla lunga camminata, l'escursionista ha preferito rimanere a dormire lì. Le squadre, cessato l'allarme, attorno alle 23.30 sono quindi rientrate. Questa mattina alle 8.30 Susan è arrivata al Carestiato e si è ricongiunta all'amica per proseguire con lei verso Passo Duran.
Santo Stefano di Cadore (BL), 06 - 09 - 16
Attorno alle 19 la Centrale del Suem di Pieve di Cadore è stata allertata dalla Gendarmeria austriaca: il loro elicottero era intervenuto al confine tra Austria e Italia e aveva constatato il decesso di un escursionista, che si trovava in territorio bellunese sopra la Val Visdende. Il 118 ha quindi inviato il proprio elicottero per il recupero della salma. Dopo aver imbarcato un tecnico del Soccorso alpino della Val Comelico in supporto alle operazioni, l'eliambulanza ha raggiunto il luogo dove si trovava il corpo dell'uomo, di nazionalità tedesca,  non distante da Forcella Dignas, verso la Croda Nera. Ottenuto il nulla osta dalla magistratura per la rimozione, la salma ricomposta e stata imbarellata, recuperata con un verricello e trasportata a Pra Marino, in Val Visdende. Sul posto personale del Soccorso alpino della Val Comelico e del Sagf e i carabinieri.
 
Auronzo di Cadore (BL), 06 - 09 - 16
Poco prima delle 15 il 118 è stato allertato per una coppia di escursionisti tedeschi che avevano smarrito il sentiero sotto Pian dei Buoi. Marito e moglie, di 65 e 56 anni, scendendo la Val Salega erano usciti dal tracciato corretto, probabilmente ingannati da alcune piccole frane e da tagli d'alberi recenti. Grazie alla descrizione del percorso seguito, è stato capito il punto in cui dovevano trovarsi. Una squadra del Soccorso alpino di Auronzo è quindi partita in quella direzione e, dopo averli individuati e raggiunti, li ha riaccompagnati a valle.
Rocca Pietore (BL), 06 - 09 - 16
Ormai tutti li conoscono come cani molecolari, in realtà la disciplina cinofila applicata nella ricerca delle persone scomparse è il mantrailing - da man, uomo, e trail, traccia percorso - e ci si affida al potente tartufo dei cani addestrati a seguire il 'percorso dell'uomo' segnato dalle sue particelle corporali, tracce uniche per ogni singolo individuo, personali come un'impronta digitale. Dal primo al 4 settembre scorsi Rocca Pietore ha ospitato una 4 giorni di mantrailing, esercitazioni sul campo e incontri con i soccorritori organizzati in tutte le regioni italiane dal Cnsas per approfondire la conoscenza e facilitare l'impiego di questa speciale unità cinofila. In Italia, il Cnsas ha 10 cani molecolari operativi a livello nazionale e regionale, 5 erano presenti a Rocca Pietore, compresa l'unità cinofila appartenente al Soccorso alpino e speleologico del Veneto, che ha ottenuto proprio in questi giorni l'operatività: Danilo, il conduttore, e Magoo, il suo Bloodhound o Cane di Sant'Uberto. Oltre ai 5 cani adulti già brevettati, hanno partecipato all'addestramento anche 5 cuccioli. Tra le razze canine utilizzate di preferenza, i grandi Bloodhound, ma anche i Segugi Bavaresi, di taglia più contenuta. Durante le giornate cani e conduttori hanno preso parte ai momenti addestrativi assieme a figuranti messi a disposizione dal Soccorso alpino della Val Pettorina e a scambi e confronti con capi e vicecapi, conduttori di altre unità cinofile, direttori delle operazioni di ricerca. Presente anche il coordinatore nazionale dei cani molecolari Paolo Cortelli Panini, responsabile nazionale veterinario dei cani del Cnsas. Le unità cinofile presenti provenivano da Calabria, Sardegna, Marche, Toscana, Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia e Veneto. Prossimi appuntamenti dal 4 al 9 ottobre a Castelnuovo di Garfagnana (LU) e i primi di novembre in Calabria.
Belluno, 05 - 09 - 16
Alle 16.20 circa l'elicottero del Suem di Pieve di Cadore è stato inviato dal 118 sul sentiero di Ru de Porta che dal Coldai porta ai Piani di Pezzè, per padre e figlio di Sacile (PN), in difficoltà, soprattutto il padre, D.P., 69 anni, affaticato dal percorso. Individuati dall'elicottero, i due sono stati recuperati con un verricello e trasportati a valle. Successivamente l'eliambulanza è volata verso la Ferrata Dibona, sul Cristallo, poiché S.W., 72 anni, statunitense, uscito dalla variante verso il Padeon, aveva sbagliato direzione ed era bloccato fuori via. L'escursionista è stato imbarcato dal tecnico di elisoccorso e accompagnato in piazzola a Cortina.
 
Belluno, 05 - 09 - 16
L'elicottero del Suem di Pieve di Cadore attorno alle 14.30 è intervenuto sopra il Rifugio Berti, verso il Passo della sentinella, nel comune di Comelico Superiore, per un escursionista tedesco incrodato su un ghiaione. M.J., 29 anni, che non era più in grado di proseguire il proprio cammino, né di tornare indietro, è stato recuperato con un verricello di 15 metri e trasportato al Passo Monte Croce Comelico. Successivamente l'eliambulanza si è diretta verso il Ciadin del Loudo, sul Sorapiss, nel comune di Cortina d'Ampezzo, dove una giovane escursionista, che si trovava col compagno al bivio tra i sentieri 216 e 223, era stata colta da una crisi di panico e non riusciva più a muoversi. L'elicottero ha imbarcato entrambi con un verricello, per accompagnarli all'ospedale di Pieve di Cadore e affidare G.P., 22 anni, di Niscemi (CL), ai medici in via precauzionale.
Refrontolo (TV), 05 - 09 - 16
Attorno alle 16 il Soccorso alpino delle Prealpi Trevigiane è stato allertato per un uomo scivolato in un prato mentre stava raccogliendo fichi in località Mire. Sul posto un'ambulanza, l'automedica e una squadra di soccorritori che hanno portato a termine l'intervento, facendo rientrare l'elicottero di Treviso emergenza arrivato nelle vicinanze. G.Z., 78 anni, di Conegliano (TV), è stato stabilizzato dal personale medico. Caricato in barella è stato quindi sollevato per alcuni metri e trasportato fino all'ambulanza, che lo ha trasportato all'ospedale con una probabile frattura alla gamba.
Brentino Belluno (VR), 05 - 09 - 16
Ieri sera passate da poco le 21 è scattato l'allarme per 5 persone, 2 adulti  e 3 bambini, non rientrati dal Vajo dell'Orsa. Non appena i carabinieri di Torri del Benaco e Peri hanno ritrovato una macchina a monte, all'altezza dell'entrata della forra, e una a valle parcheggiata appositamente all'uscita, è stato chiaro che il gruppo era ancora all'interno della gola. La macchina dei soccorsi si è quindi velocemente messa in moto: una squadra rapida di tre tecnici del Gruppo forre del Soccorso alpino e speleologico del Veneto è subito entrata nel vajo dall'alto, da Fraine; una squadra del Soccorso alpino di Verona è avanzata lungo il sentiero che costeggia l'orrido in destra orografica anche per fare da ponte radio, vista l'assenza di copertura adeguata per le comunicazioni, mentre  una seconda squadra si portava sulla sinistra orografica per escludere la possibilità che i 5 all'ultimo momento avessero optato per i sentieri presenti da quella parte; una prima squadra del Soccorso alpino di Verona con un infermiere è invece partita dal basso, dove un percorso consente di arrivare a una buona altezza del canyon, seguita immediatamente da una squadra del Soccorso speleo di Verona e del Gruppo forre trentino con un medico. Il timore era che uno di loro si fosse fatto male e che si trovassero da tanto tempo in acqua. Fortunatamente al primo contatto vocale hanno risposto che stavano tutti bene. Raggiunti prima dalla squadra dall'alto, e successivamente da quelle arrivate dalla valle, in un tratto asciutto della forra, le condizioni dei 5 sono state verificate dal personale sanitario. Non avevano alcun problema ed è stato concordato con la Centrale operativa del 118 di Verona che non fosse necessario l'invio dell'ambulanza. I cinque, 43 anni lui, 32 anni lei, due ragazzini di 10 anni e uno di 11, veronesi, assicurati ciascuno a un tecnico, sono stati guidati in un punto in cui è possibile sforrare e aiutati a salire lungo un tratto in parte attrezzato per poi guadagnare il sentiero e tornare alla macchina. Il gruppo era partito attorno alle 15, non completamente attrezzato, e poco oltre la metà della gola, durante una calata di circa 12 metri (il Salto della testuggine) la loro corda era rimasta incastrata. Non avrebbero potuto proseguire oltre perché li attendeva ancora una sequenza di calate tecniche. Il Vajo dell'Orsa è considerato una forra di media difficoltà, in genere nei periodi estivi non presenta grosse portate d'acqua, ma è molto lunga e articolata, con poche vie di fuga ed estesi tratti incassati nelle pareti irraggiungibili dall'alto. L'intervento si è concluso alle 3.40.
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