2017
DUE INTERVENTI IN MONTAGNA
Scritto da Michela CanovaUOMO SI INFORTUNA FACENDO LEGNA
Scritto da Michela CanovaRICERCA PERSONE SCOMPARSE: COME PREPARARSI ALLA FASE EMOTIVA DEI FAMILIARI, MA ANCHE DEI SOCCORRITORI STESSI
Scritto da Michela CanovaLongarore (BL), 10 – 02 – 17
Come comportarsi di fronte all’ansia di un genitore che non sa ancora dove sia suo figlio, quali parole usare per riuscire nella difficile comunicazione di un decesso ai familiari, come poter affrontare un eventuale proprio trauma o stress dovuti a un particolare coinvolgimento durante l’intervento. Già programmato da tempo, più che mai contingente dopo i giorni dell’attesa e del tristissimo epilogo di Passo San Boldo, mercoledì sera il Soccorso alpino di Longarone ha ospitato nella propria sede tre psicologhe volontarie dell’Associazione Psicologi per i popoli Veneto, per un confronto e scambio di esperienze sul lato che, durante le concitate operazioni di ricerca delle persone scomparse, si pensa meno immediato: quello emotivo. Coordinati dalla dottoressa Cristina Zaetta, dopo le prime iniziative a sostegno di familiari richieste dal Soccorso alpino Dolomiti Bellunesi già nel 2005 e il successivo intensificato rapporto con il Suem 118 di Pieve di Cadore, dal 2013 gli psicologi dell’Associazione garantiscono 24 ore su 24 il servizio di reperibilità psicologica da metà giugno a metà settembre, grazie a un’apposita convenzione stipulata con la Onlus Dolomiti Emergency. Nel periodo estivo dodici psicologi turnano quotidianamente nella base operativa di Pieve di Cadore, recandosi, su richiesta degli operatori del Suem, del Soccorso alpino o dei volontari delle ambulanze, delle forze dell’ordine, nei luoghi dove sia opportuna la loro presenza a seguito di morti traumatiche, causate da incidenti in montagna o stradali, per garantire il supporto più opportuno ai parenti, a chi è sopravvissuto oppure a chi ha portato aiuto. Nei restanti mesi sono comunque sempre a disposizione. Uno degli interventi più impegnativi dal punto di vista emotivo è proprio la ricerca delle persone scomparse, quando alla segnalazione di un mancato rientro possono anche seguire più giorni e all’esito sperato, il ritrovamento in vita, si contrappone il dover affrontare un lutto o addirittura l’incertezza prolungata per mesi o anni. Un impegno psicologico che coinvolge in primis i congiunti, ma anche i soccorritori impegnati a lungo senza tregua. L’attesa incerta – così l’ha definita Cristina Zaetta – è lo stato di chi aspetta notizie di un proprio caro che è scomparso, una condizione che necessita fin dai primi momenti di un supporto: non si sa cosa è accaduto e si vive in sospensione. Mano a mano che passano le ore poi, il carico emotivo aumenta, sia per i familiari che per i soccorritori. Subentra il bisogno di prepararli anche a un esito negativo, arriva purtroppo il momento di comunicare un decesso, si deve star loro vicini e attendere il ricongiungimento con la restante rete famigliare. Talvolta questi passaggi sono in carico ai soccorritori stessi che, oltre all’aspetto traumatico del rinvenimento e recupero di una salma, devono far fronte anche al dolore e alle diverse reazioni all’attesa dei parenti o amici. E per loro è fondamentale riconoscere subito che c’è stato un coinvolgimento straordinario, per poterlo superare, e la prime rete di supporto è subito la squadra. A questo primo incontro, cui hanno preso parte le Stazioni del Soccorso alpino di Longarone, Belluno, Alpago e Valle di Zoldo, i soccorritori hanno potuto avere risposte a dubbi e domande nati durante le tante missioni.
Cison di Valmarino (TV), 07 - 02 - 17
È stato ritrovato e recuperato il corpo senza vita di Ermes Franzogna, il quarantenne di Trichiana (BL), uscito di casa giovedì 26 gennaio senza più fare rientro, le cui ricerche erano state avviate sabato 28 gennaio, dopo il ritrovamento della sua macchina bloccata sopra Passo San Boldo. Ieri è arrivata una segnalazione da parte di alcuni ragazzi della Protezione civile dell'Ana, che con il binocolo avevano visto qualcosa in fondo a un canale lungo la strada Caldella, che attraverso il bosco scende dal San Boldo a Tovena, poco meno di un chilometro in linea d'aria dal luogo dove si trovava l'auto. Questa mattina, in accordo con Prefettura, Carabinieri e Vigili del fuoco, una squadra del Soccorso alpino Dolomiti Bellunesi si è portata sul luogo indicato e prima due soccorrirori, seguiti poi da altri due, si sono calati in corda doppia per 100 metri e poi lungo la ripida e stretta gola fino a raggiungere il corpo dell'uomo. Ricomposta e imbarellata, la salma è stata quindi spostata in un punto più agevole dove l'elicottero del Suem di Pieve di Cadore è riuscito a ultimare il recupero utilizzando un verricello di 80 metri, per trasportarla poi fino alla strada e affidarla al carro funebre diretto alla cella mortuaria. Anche i 4 soccorritori sono stati imbarcati nello stesso modo per essere riportati a valle. Da una prima ricostruzione Ermes si deve essere allontanato dalla macchina iniziando a scendere verso Tovena, fino a trovare il canale che probabilmente ha preso pensando lo portasse sulla strada sottostante. Lì purtroppo deve essere scivolato e precipitato da una parete verticale per un'ottantina di metri per poi ruzzolare nella gola dove è stato individuato. Il Soccorso alpino Dolomiti Bellunesi si stringe al dolore della famiglia.
